Carla, il matrimonio e il desiderio sfuggente

Il fastidiosissimo, ma incredibilmente utile, sensore alla porta dello studio suona e mi avverte.
La prima volta quando si apre e anche la seconda se il paziente tentenna un po’ prima di entrare e lasciarla chiudere alle sue spalle. Ascolto dalla mia porta dischiusa dell’ambulatorio, passi leggeri e il frusciare di una giacca a vento, perfetta per la primavera.
Eccola lì, è arrivata in anticipo alla sua prima consulenza.

Devo assolutamente rimettere in ordine l’ambulatorio, dopo un corso con 5 mamme e 5 neonati mi scordo sempre qualche pezzo qua e là, non è la prima volta che tiro fuori dal cassetto un salviettina al talco umidificata quando vorrei porgere un fazzoletto di carta.
I fazzoletti di carta, ho imparato a comprare il pacco che si vede nei film, quelli che ti basta tirarlo all’insù fuori dalla scatola per godere del gesto teatrale che anticipa la sonora soffiata.

Mi affaccio.
– Buongiorno *Carla, tra un momento la faccio accomodare!
La sorpresa, il sorriso imbarazzato, grato del tono di voce cordiale.
– Sì sì dottoressa non si preoccupi!
Oh mamma, “dottoressa”!  Ancora oggi mi viene l’istinto di girarmi e guardare se ci si sta rivolgendo proprio a me.
– Solo Giulia, grazie.
E le sorrido, sincera.

Un rapido sguardo rapace sull’ambulatorio, per individuare in pochi secondi eventuali tracce del passaggio di altri piccoli o grandi pazienti, un’occhiata alla scrivania con rapido check:
Computer? Sì mi tocca…
Brocca dell’acqua? Fatto
Bicchieri? Presi
Cioccolatini? Eccoli
Fazzoletti? Immancabili

Apro due documenti, su uno scriverò i dettagli anagrafici e burocratici, sull’altro, il mio preferito, la sua storia.

Carla mi ha chiamata la settimana scorsa, mi ha detto di essere imbarazzata, ma che sperava io potessi aiutarla. Ha una voce decisa e molto femminile.
Mi dice “Ho 38 anni, sono troppo giovane per far finta che il sesso non mi interessi più, e poi mi devo sposare”
Certo Carla che sei giovane, e a prescindere dal matrimonio imminente e dall’età, la tua sessualità è, appunto, tua, un tuo tesoro, un tuo dono, una parte della tua essenza. Se senti di doverla recuperare, io sono qui.
E ci vediamo oggi.
-Prego, si accomodi!

So che esistono studi, più o meno validi, sulla scelta della sedia a una scrivania di un dottore, non li ho mai letti eppure ogni volta mi distraggo a riflettere sulla scelta personale di ognuno nel decidere quale sarà la sua nicchia, la sua minuscola zona di comfort per la prossima ora.

Lo hai fatto di nuovo, non ti distrarre, il computer, i dati, sì…ecco Carla, scusa queste pratiche burocratiche, arriviamo subito a te, la prossima volta non dovremo ripeterle.

-Allora Carla, perché sei qui oggi?
-Mah, non so spiegartelo, so solo che non mi riconosco più. Mi devo sposare Dottoressa, Giulia, perché non voglio più avere rapporti da quando sono nati le bimbe? Ho due gemelline di 1 anno, sai… Ma io non ero così, avevo un amante tempo fa, prima di *Dario, prima del mio compagno, cioè non avevo un amante, io ero un’amante, ma comunque, con lui abbiamo fatto tutto, o meglio tutto quello che volevo, e anche da giovane era così, non mi ha mai bloccata niente, voglio dire, sono una che sperimenta, capisci cosa intendo?! Ho sempre avuto fantasie…sesso orale…sesso anale…e ora niente , NIENTE. Ma non so cosa è successo…Ho perso la voglia, mi sono persa io…Ma proprio non mi interessa, anzi mi infastidisce, capisci?! Vado a letto e dico “fingiti morta che non ti rompe”, ma non sono felice così! Non voglio pensare queste cose! E stiamo bene eh, non è che siamo una brutta coppia, eppure mi sento così, cioè non sento proprio niente!

-Ti va di respirare Carla?   Le dico sorridendo

Si mette a ridere e ridiamo insieme.  Chissà da quanto aveva voglia di dirlo ad alta voce, così tanto che le è uscito tutto insieme, in una lunghissima apnea.

-Ok giusto, respiro… E’ che sta diventando davvero uno di quei pensieri opprimenti, bene o male finisce che ci penso tutti i giorni a questa storia, e mi fa stare male.

Lacrime traditrici le bagnano gli occhi e non le permettono di guardarmi in viso. Tiro fuori dal cassetto la gloriosa scatola e gliela porgo.

-Forse è tempo di lasciare andare un po’di cose Carla…Che ne dici? Prenditi del tempo per piangere se serve, quando avrai finito saremo sempre insieme in questa stanza, ma con il cuore un po’ più aperto.
Pensa che solo il tuo essere qui sta portando cambiamento…e chissà che non troviamo un altro motivo anche per ridere!

-Eh, mi sa che hai ragione.

Ha la faccia rossa e una riga di mascara sulla guancia destra, ma mi sorride.
Fiducia? Chi lo sa, però è bella.

Ho davanti una donna in rinascita. Quanto le sono grata, forse lei non lo saprà mai.

-Cominciamo da qui Carla, ti va un caffè?
-Ma si dai, lungo e con tanto zucchero! Grazie.
-Come la vita!
-Come la vita!

 

*N.B. Carla e Dario sono personaggi quasi del tutto inventati, Carla è un ibrido perfetto nelle sue insicurezze, creato sulla base delle storie di diversi pazienti reali. I nomi sono anch’essi di fantasia.

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