Amore e Lavoro – Sesso a tempo determinato

Questa giungla ci distrugge e non c’è bisogno della nota pubblicità delle gocciole per accorgercene. Siamo tutti proiettati in una continua corsa (a ostacoli) per il raggiungimento degli obiettivi quotidiani e quando arriviamo al traguardo ci accorgiamo di essere tornati al VIA.

Ma l’impegno per il lavoro ha di frequente un costo per la coppia.
Quando il gioco si fa duro, l’intimità e l’affetto possono cadere in picchiata, dritti dritti verso la tastiera di un PC o nelle pagine di un’agenda.

Forse non tutti lo sanno, ma le energie che usiamo per essere dei leader sul lavoro, sono le stesse che usiamo per essere delle tigri in camera da letto. Cosa significa questo? Molte cose.

Innanzi tutto che il lavoro, soprattutto quello che ci piace, rischia di diventare un surrogato affettivo. Le soddisfazioni e i riconoscimenti che otteniamo professionalmente possono compensarci una vita di coppia complicata e questo può alimentare ancora di più l’allontanamento dall’intimità. Inoltre, la mancanza di intimità nella coppia, ci provoca delusione e senso di colpa nei confronti di chi amiamo, con la chiara conseguenza di indurci a lavorare ancora di più poiché al lavoro le persone non sembrano deluse da noi e dalle nostre performance.

Usare le proprie energie sessuali nel lavoro significa anche che “tradiamo” legittimamente. Nessuno può essere accusato di tradimento per essersi fermato in ufficio due ore in più (la pagnotta va portata a casa).
Eppure, quando passi più tempo in compagnia del lavoro che di un* partner, quando ci dedichi la maggior parte dei tuoi pensieri, parli di lui con gli amici o le amiche, forse allora sei in coppia con il tuo lavoro e non con il tuo compagno o compagna.

È un discorso oggi che non ha genere. Gli uomini iniziano a trovarsi in una situazione in cui un sacco di donne sono state storicamente. Sempre più donne (finalmente) ricoprono posizioni di rilievo e a volte diventano economicamente i “capofamiglia”, guadagnando quindi più dei propri compagni o mariti. Il problema è che se sei donna senti la pressione di esibirti, di dimostrare continuamente che “hai le palle” per avere il posto che occupi, e se non vuoi lasciare i tuoi figli per tutto il giorno, allora il conflitto di interessi diventa evidente. E il risentimento anche.
Allo stesso modo tanti uomini oggi sanno essere eccezionali papà, ma se devi darti al 100% sul lavoro quanta percentuale ti resta per la famiglia?   

Perdere il contatto con sé stessi per il troppo carico lavorativo può far diventare il lavoro stesso un rifugio dalle esigenze della propria vita.
Ci sentiamo nei confronti del* nostr* partner in terza posizione dopo i figli e il lavoro. O dopo il lavoro e lo sport. O dopo il lavoro e le amicizie. Non ci sentiamo “sessuali” perché passiamo dalla modalità lavoro alla modalità “qualcos’altro”, e tra tutti i ruoli che dobbiamo ricoprire, di noi non è rimasto nulla.

Così per i maniaci del lavoro il/la partner diventa responsabile dell’intimità. Quello che ha la chiave per risolvere la situazione.
“Almeno a questo pensaci tu”, dice il cervello.
Queste persone sono maestre nell’arte di essere fisicamente presenti, ma non coinvolte. Lì, ma non davvero lì!
La minaccia di rinunciare improvvisamente al controllo e il rischio di auto-annientamento sono troppo pericolosi per ascoltarsi e capire come fare a saltarci fuori, o meglio…a restare.

Eppure è stato dimostrato che star bene in coppia aiuta contro lo stress da lavoro. E che le coppie che hanno rapporti sessuali regolarmente sono più produttive ed entusiaste della propria occupazione.

Quali possono essere allora le strategie per sopravvivere alla legge della giungla?

  1. Imporsi dei paletti.
    Occorre non lasciarsi trascinare dalle frequenti richieste dell’ultimo minuto o da quelle 25 e-mail in sospeso che contribuiscono a non farci staccare mai la spina. Il lavoro deve avere un orario di inizio e uno di fine, così come le attività domestiche, per non caricarsi eccessivamente di stanchezza, di stress, di sentimenti di ingiustizia, di “testa troppo piena” di incombenze, di risentimenti verso il/la partner. Ognuno di noi sa che tutto questo è il primo vero deterrente per il desiderio sessuale.
    Perché non chiedere aiuto a un Professional Organizer?
  2. Staccare la spina.
    Una volta che ci siamo ritagliati del tempo, prima di buttarci a capofitto sotto le lenzuola proviamo a liberare la mente. Si può ascoltare della musica, fare stretching, esercizi di respirazione, isolarsi un attimo andando a fare due passi per dedicarsi qualche minuto di pace e decompressione. No a social e dita che scrollano, il tempo passerebbe senza che né la vostra mente né il vostro fisico siano stati nutriti.
  3. Comunicare.
    Eh sì, anche ‘sta volta la comunicazione ci salva da situazioni spiacevoli. Serve prendersi del tempo per l’ascolto reciproco ed esporsi al* propri* compagn*. Provare a descrivere come ci si sente aiuta a sbrogliare la matassa della confusione da stress.
  4. Non minimizzare le fatiche altrui.
    Ognuno ha il proprio modo di reagire agli stress e il proprio approccio nel risolverli. Offrite sostegno e consigli senza cercare soluzioni.
  5. Siate romantici.
    Prima di tornare a fare sesso è fondamentale sentirsi di nuovo una coppia, sentirsi vicini. Non importa da quanto state insieme, bisogna sempre ripartire dalle basi: il corteggiamento. Flirtare ci fa sentire importanti e desiderabili, cosa che ci rende nettamente più propensi a connetterci fisicamente.

La vera intimità richiede una comunicazione bidirezionale e una condivisione del potere concordata di comune accordo. Diamoci da fare!

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